SOGNI D'AUTORE ESCONO DAL CASSETTO
- leoncipa
- 18 feb
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 27 feb
Chi l'avrebbe detto che a sessant'anni aprissi un sito web...
Improvvisamente mi è scattata la voglia di farmi conoscere,
confrontarmi con chi mi conosce già oppure non mi ha mai conosciuto,
per quanto sia possibile conoscersi e farsi conoscere fino in fondo...
Non ho presunzioni di fama ma l'intenzione di condividere con chi mi seguirà
le mie poliedriche creazioni che altrimenti sarebbero rimaste
fra le pagine ingiallite di quaderni, nell'hard disk di un computer fuori uso,
in cassetti a farsi dimenticare o su scaffali a prendere polvere.
Magari, piano piano, troveranno posto qui.

Partendo dalle storie...
In italiano, a scuola, sono sempre stato piuttosto bravo.
In quarta elementare, un giorno che la maestra ci aveva assegnato un tema a testo libero, scrissi la mia prima favola. E da lì diverse altre. Non capivo perché la maestra Fida mi portava spesso a leggerle nelle altre classi: ovviamente ne ero orgoglioso, ma cosa avevano i miei temi di così speciale?
Alle scuole medie, come molti adolescenti, ho cominciato a scrivere poesie. Introspettive o su temi sociali (guerra, droga, ambiente...), ero ancora troppo cucciolo per parlare di amore.
Racconto o poesia, la base sono sempre state storie da raccontare.
Sembra quasi una contraddizione che alle superiori abbia scelto di studiare ragioneria e poi come lavoro ora faccia il direttore di banca.
"Compagno di scuola... Sei ancora vivo o sei entrato in banca pure tu?" - cantava Venditti.
Lavoro in banca, ma contrariamente a lui, le mie idee e i miei ideali non sono cambiati da allora.
Fra Musica e Poesia
La mia adolescenza si è sviluppata negli anni (fra il 1977 e il 1982) in cui il mondo ha vissuto forse il periodo più eccezionale nella produzione musicale.
Di tutti i generi. C'era solo da scegliere.
Ed io ho scelto i cantautori.
In una famiglia di operai cassintegrati ed ex contadini, non si poteva spendere gran che per comprare dischi. Per cui ho usato molta radio e scroccato dagli amici.
E ho dovuto scegliere una rosa, non potevo seguire tutti.
La prima vera scelta Renato Zero, la sua poetica e la sua creatività.
Poi il vanto di essere stato uno dei primi a seguire Gianna Nannini.
Eppoi Roberto Vecchioni, Fabrizio De André, Francesco de Gregori, Ivano Fossati. Di Guccini ho sempre odiato la voce, per cui l'ho filtrato attraverso i Nomadi. Dalla l'ho sempre considerato "una avversario" degli altri miei preferiti, non chiedetemi perché.
Crescendo ho agganciato presto il mio "fratello maggiore": è così che considero Ligabue.
Più di recente, il mio "fratello minore", Francesco Gabbani.
Alle medie avevo iniziato a prendere lezioni di pianoforte. Ma con babbo in cassa integrazione non potevamo permetterci di spendere 10 milioni di lire per comprare un pianoforte verticale.
Così sfruttai alcuni amici che suonavano la chitarra e le mie poesie diventarono testi per loro canzoni.
Qualche anno più tardi, rinunciai alla gita della scuola all'estero investendo le 450mila lire del suo costo per l'acquisto dei una tastiera elettronica. Ed è stato il vero inizio.
Cominciai a studiare tecnica musicale da autodidatta, ma avevo fame e fretta di scrivere canzoni mie, anziché suonare quelle degli altri.
Di lì a poco incontrai Giampaolo, Alessandro & Alessandro e si fece un gruppo: gli ALCAZAR.
Il tutto si è risolto nel giro di un anno e mezzo con prove avventurose nei garage di Ale o in camera di Giampaolo. Ne è venuto fuori un album registrato artigianalmente sempre in quella camera, con nove canzoni di cui ero autore di tutti i testi e di parte delle musiche (alcune erano di Giampaolo).
A questo punto, potevo considerarmi a tutti gli effetti cantautore.
Poi è arrivata anche la nomina ufficiale, quando nel 1988 ho sostenuto l'esame SIAE e mi sono iscritto come autore e compositore.
L'esperienza più "formativa" è stata quella col gruppo SYZYGIA, fra il 1987 e il 1992: Marco, Antonio, Stefano, Renzo e Alessio, con partecipazioni straordinarie di vocalist come Marina, Antonella e Romina.
Anche qui ero autore dei testi e di parte delle musiche (altre erano composte dal chitarrista) e suonavo le tastiere.
A risentire le registrazioni, mi rendo conto che non ero male come tastierista. Oggi sono totalmente fuori allenamento e non reggerei esecuzioni dal vivo.
Durante quel periodo sono nate circa venti canzoni e abbiamo fatto una ventina di concerti spalmati nei vari anni. Abbiamo vinto anche un contest nel 1990.
Poi una caduta, una frattura alla mano e la paura di non poter più suonare.
Ho abbandonato la musica e sono passato al teatro.
Ma del vizio del cantautore non sono guarito.
Grazie alla neonata tecnologia dei programmi musicali per computer ho ricominciato a scrivere saltuariamente delle canzoni.
Nel frattempo ho cominciato a scrivere anche sketch e commedie teatrali.
Poi, l'apice della mia esperienza artistica.
Fra il 2003 e il 2004 è andata in scena COLORI, una commedia musicale col testo scritto a quattro mani con Maria Chiara, ed io autore di tutte le 11 canzoni che ne fanno parte.
Fra nel 2007 la seconda commedia musicale, ALICE E I SUOI AMORI, stavolta scritta tutta in proprio: musiche, canzoni, testo di prosa.
I miei Miti
Zero, Vecchioni, Ligabue, Nannini, De André, De Gregori, Fossati.
Le mie fonti di ispirazione.
Cosa hanno in comune questi miei miti?
Poetica, idee e ideali.
La ragione per la quale ho sempre seguito poco la musica straniera.
De André diceva: "La musica è il tram su cui viaggiano le mie parole e le mie idee"
All'epoca non conoscevo questa frase, l'ho sentita di recente.
Ma ciò che vivevo era esattamente quello.
Per me la musica è stata sempre un mezzo per veicolare idee, un elemento per creare l'ambiente emozionale giusto per far arrivare a segno il messaggio della creazione artistica.
Ho avuto bisogno di capire quello che ascoltavo per poterlo metabolizzare e ritrasmettere.
E su quella scia sono diventato a mia volta cantautore.
Per gioco, perché per vivere ho scelto un "lavoro vero": il ragioniere.
Anche stavolta una scelta sbagliata, come quella della scuola?
Mi è mancato il coraggio o non ho avuto abbastanza talento?
A questo punto sono domande inutili.
Il lavoro mi ha permesso di vivere e nutrire la mia creatività senza le probabili privazioni di una vita bohemiène. Forse avrò perso delle occasioni, ma chissà se sarei stato in grado di resistere...
Una cosa è certa: sono stato libero di esprimermi senza obblighi di compromessi, senza dover piacere per forza e compiacere.
Un'altra citazione, stavolta di Fellini:
"Ognuno di noi non è mai totalmente originale.
Tutti tendiamo a imitare le persone che si incontrano: un gesto da uno, una parola da un altro, una smorfia da un altro ancora, un passo, uno sberleffo...
Il nostro essere è un mosaico fatto con le tessere di tutte le persone che incontriamo.
Siccome, però, incontriamo tutti persone diverse, il nostro personale mosaico è unico e irripetibile.
Quindi, di per sé, originale."
Questo per dire che quello che sono è il riassunto dei miei miti e del mio vissuto.
Come tutti del resto.
Ma musica, poesia e teatro non sono gli unici modi coi quali ho fatto diventare realtà i miei sogni e le mie idee.
Ho frequentato quasi tutte le forme di arte e di espressività (esclusa quasi totalmente la danza perché non ho il fisico adatto).
Spero che questo sito diventi la vetrina.
Non vi curate di me come persona.
Cercate ispirazione nelle mie creazioni.


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