POCHE CANZONI 'AMORE
- leoncipa
- 18 feb
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 27 feb
"...Ho scritto un'altra canzone che parla di te...
Giuro, non ne avevo mai scritte così tante perché
ho preferito la rabbia all'amore,
ho sempre cantato la pace e la guerra,
il cielo e la terra, di droga e violenza
ma mai tanto di te..."
Sono le parole di una canzone che ho scritto per mia moglie nel 2023.
Nonostante dica "un'altra", è solo la quarta che ho scritto per lei in oltre trent'anni di rapporto.
Sono cresciuto nel periodo in cui sembrava che i grandi cantautori (italiani e non) fossero i portabandiera di idee e ideali che potessero cambiare il mondo.
In realtà abbiamo tutti visto come siano rimasti animali chiusi nelle gabbie degli show, imprigionati nel fenomeno del "tutto fa commercio" comprese le idee e la musica.
Ma a me la fiammella non si è spenta.
In un mondo in cui la realtà quotidiana sembra allontanarsi dagli ideali umanistici elaborati nei secoli e cavalcati dai miei artisti preferiti, io continuo a proporre e pubblicizzare quello in cui ho creduto da sempre: che un mondo migliore e un'umanità più umana possano davvero esistere.

Il bisogno imprescindibile di trasmettere messaggi
Le prime canzoni che ho scritto da ragazzo alternavano analisi dei mali del mondo, denuncia e ottimismo per il cambiamento.
Tematiche che sono rimaste anche nella produzione di tutta la mia vita, hanno cambiato solo oggetto da rappresentare.
Devo ringraziare chi ha lavorato con me (i musicisti dei gruppi coi quali ho suonato e gli attori del gruppo teatrale) per aver sopportato questa mia esigenza di avere "contenuti per forza".
Non mi ha mai entusiasmato fare cose di puro intrattenimento, senza qualcosa di più profondo da poter trasmettere.
Mi hanno anche rimproverato per questo.
Un produttore musicale una volta ci disse (ero coi Syzygia): "Ma dove volete andare con queste canzoni?" quando gli facemmo sentire un paio di pezzi: uno parlava di droga, l'altro di aparthied.
Per me fu una bella legnata nei denti. Ma mi aiutò a capire.
Così ho imparato a dare un vestito "digeribile" alle mie creazioni.
Un po' come fanno Ligabue con "Happy Hour" o "A che ora è la fine del mondo" oppure Gabbani con "Amen" e "Occidentali's Karma" che sono dei veri trattati di filosofia.
Così ho messo in pratica il concetto di Mary Poppins: "Un po' di zucchero e la pillola va giù!"
Nel teatro ho usato battute comiche mescolandoci temi come il conflitto politico, la superficialità, l'abbandono degli anziani, la distruzione ambientale, la violenza sui bambini, l'omosessualità...
Una delle punte di diamante è "Non gioco più", dove interpretando il mio alter ego/clown ERNESTO, metto in scena una clowneria contro la pena di morte. Concetti contraddittori?
Apparentemente...
Lo sketch ha vinto diversi premi in varie manifestazioni in tutta la Toscana.
Ne ho tratto anche un fumetto, che troverete sul sito.
Un'altra grande esperienza del genere è il musical ALICE E I SUOI AMORI, dove la protagonista sogna una serie di relazioni amorose finite male, pretesto per cantare canzoni dalle tematiche forti:
"Belfast", la guerra e il terrorismo;
"SOS amore", la falsa pubblicità;
"Passione", l'amore passionale e violento;
"La vita e l'amore", il suicidio per amore;
"Le mani addosso", la pedofilia;
"Suoni e Colori", il razzismo;
"Tecnologica Vita", la tecnologia che ci ruba la vita;
"Paradiso Artificiale", la droga;
"Il mio grande amico", l'omosessualità...
Di questa storia, ho anche scritto il libro, di cui troverete ulteriori dettagli sul sito e i link per acquistarlo nelle librerie online.
Quindi...
Senza nessuna presunzione:
affrontare le mie opere (canzoni, teatro, libri, altre creazioni)
come puro intrattenimento, è come limitarsi a guardare la fotografia di un bel dolce
senza assaggiarlo.


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